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COUNSELING ESISTENZIALE

È una attività che si realizza attraverso una relazione dialogica tra un filosofo-counselor e un cliente-ospite. Tale pratica è ispirata ai principi della fenomenologia e dell’analitica esistenziale e si avvale di strumenti filosofici, critici e analitico-interpretativi per favorire processi decisionali e chiarificatori ritenuti essenziali al proprio processo di crescita e al proprio progetto di esistenza. Si differenzia dalla psicoterapia per presupposti teorici, metodi, finalità, durata, e percorso formativo. Per approfondimenti, qui.

Il counseling nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’50, attraverso il recupero della dimensione filosofica e umanistico-esistenziale nella relazione di aiuto. I due teorici-fondatori sono stati gli psicologi e insegnanti Carl R. Rogers (a dx nella foto) e Rollo May (a sx nella foto), allora critici verso una psicologia che sembrava troppo schiacciata su presupposti clinici e medico-sanitari. Nel 1951 la parola counseling è ufficialmente usata da Carl R. Rogers per indicare una relazione nella quale il cliente è assistito nelle proprie difficoltà senza rinunciare alla libertà di scelta e alla propria responsabilità.

In Italia, AssoCounseling definisce l’attività di counseling come: «[…] un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento».

In Europa, l’European Association for Counselling (EAC) nata nel 1991, di cui fa parte anche l’Italia dal 2010, promuove lo sviluppo e il riconoscimento del counseling a livello europeo, nonché stabilisce gli standard formativi comuni tra le varie associazioni dei differenti paesi.

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